Imprevisti II

Continuazione del post 05/07/2009

 

Capisco da subito che mi sono fratturato, essendo ovviamente un esperto in materia.

Dopo i primi minuti di disperazione, aggiunti al dolore, la mia più grande preoccupazione era quella di capire quanto e cosa coprisse la mia assicurazione.

Ero negli USA, sapevo che tutto era a pagamento e una cosa del genere mi poteva costare un mutuo ventennale.

Per fortuna, capiamo che vi è una copertura, non si capisce per quanto e per cosa…

Dovevo comunque andare in ospedale, anche perché prendere il primo volo per l’Italia con due femori rotti era un po’ duretta…

Cosi chiamiamo il 911…e mi trovo nel giro di pochi minuti catapultato nel set di ER.

Arriva l’ambulanza con medici, paramedici, autista e forse anche i marines.

Ora dico, mi sono fratturato i femori non avevo le budella per aria… ma sono americani e tutto è amplificato ;))

Non è stato facile spiegare in inglese che malattia avessi, ma in un momento di sconforto lo dico in italiano e colpo di scena, lo capiscono. Scopro cosi, che basta parlare in italiano, infatti molti termini medici derivano dal latino, meglio essere italiani che ungheresi…no?!

Il 911 mi porta all’ospedale di Orlando.

Io vivevo in un mondo parallelo, tra il preoccupato, l’incazzato, il dolorante ma anche l’affascinato per quello che mi accadeva intorno…

Nonostante sia cresciuto in ospedale, l’ambiente medico mi ha sempre elettrizzato, a tutto questo devo sommare che sono un amante di tutti i telefilms medici.

Quindi ero curioso di vedere come funzionavano i “famosi” ospedali americani. .

E devo dire, che per quanto mi riguarda non mi hanno deluso.

Era il giorno del Ringraziamento, quindi era una giornata tranquilla, pertanto il personale ospedaliero era molto gentile e premuroso, inoltre un paziente italiano che semina per tutto il pronto soccorso i suoi amici italiani non può che divertire…

Mi hanno fatto le radiografie e poi sono stato ricoverato in reparto, in una camera singola, che sembrava quella di un albergo.

Letto stramoderno con un sacco di pulsanti, televisione, bagno e creme, cremette, saponi insomma tutto il necessario per la pulizia.

Ma soprattutto bastava che suonavi il campanello, anzi pareva che bastasse solo pensarlo, che subito arrivava un’infermiera.

La prima mattina che mi sono svegliato alle 09:00 e aspettavo la colazione, aspetta e aspetta, alla fine alle 11 chiedo se per caso si fossero dimenticati di me, l’infermiera mi dice che c’è il telefono e quando ho fame, per colazione, pranzo o cena, non devo far altro che chiamare un determinato numero e mi avrebbero portato il cibo, scelto tra quelli indicati nel menu.

Per quanto riguardava il rifacimento del letto e il resto, dovevo solo chiamare.

Io che ero abituato alla sveglia delle 6, con tanto di luce e termometro sotto il braccio…

Devo dire che a parte la “lieve” incazzatura di essermi fratturato durante una vacanza ed averla interrotta, il ricovero è stato anche piacevole.

Ero più che altro preoccupato di quanto mi costasse il ricovero e quanto l’assicurazione coprisse, al punto di rifiutarmi qualsiasi esame non strettamente necessario.

Alla fine sono stato ricoverato per una decina di giorni, il tempo necessario per l’assicurazione per organizzare il mio ritorno in patria.

Con i miei amici, nel frattempo, avevamo concordato che non era necessario che stessero con me e potevano continuare il loro viaggio, così me ne sono stato 10 giorni a raccontare alle infermiere le bellezze dell’Italia (Firenze, Roma, Venezia, pizza e spaghetti), sino a quando è arrivato il medico dall’Italia che mi ha riportato a casa.

Il rientro non è stato piacevolissimo, prima mi sono fatto tre ore di ambulanza da Orlando a Miami, poi sono stato sistemato su una barella. Con questa “barellina” sono stato attaccato sotto alla cappelliera (dopo che avevano ripiegato 6 posti a sedere) del volo Miami Madrid, per poi fare scalo a Madrid per due ore e finalmente arrivare a Milano… sempre su quella comodissima barellina, da cui non potevo nemmeno appoggiare le braccia tanto era stretta.

Alla fine di questa avventura, il conto ospedaliero aveva superato di 300€ il massimale da me assicurato e poi mi sono fatto 40giorni di gesso ai femori.

Il tutto perché mi sono girato a guardare un americana in bikini e non ho visto un stupido scalino.

Mentre posso assicurare di aver corso rischi molto ma molto maggiori.

 

E’ forse più importante porre attenzione a quello che si fa, che tralasciare di andare per paura che qualcosa possa accadere… l’imprevisto può capitare sia nella hall dell’albergo che in mezzo al Gran Canyon. 

Imprevisti IIultima modifica: 2009-07-19T19:12:00+00:00da rotex70
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