New York – seconda parte

9eded35519ee5442b6d0243e4b46eee1.jpgAvevo già notato, in altri viaggi negli USA, come gli statunitensi non si soffermino a sgranare gli occhi addosso alle persone in carrozzina e più in generale alle persone con diversità.

Sicuramente questo atteggiamento fa parte della cultura anglosassone oltre che, soprattutto nei grandi centri, si perda l’abitudine al “curiosare” e al “notare” le diversità.

Gli Stati Uniti sono sicuramente avvezzi a “convivere” con la disabilità  anche nei centri  minori, forse perché dopo la guerra in Vietnam si sono dovuti adeguare, sia urbanamente che psicologicamente o forse per una maggior attenzione ad alcuni problemi sociali.

Pertanto sono “abituati” a vedere persone con handicap o persone con problemi di peso che  utilizzano carrozzine manuali o elettriche, alcune più assomiglianti a motorini che a delle carrozzine.

Sarà forse per tutti questi motivi che, quando passeggi, non ti senti osservato, spiato, guardato (come invece succede spesso in Italia o in Europa), sarà anche perché purtroppo non c’è un attenzione verso “l’altro” come invece c’è nei paesi latini.

La prima volta che andai negli Stati Uniti, notai con sorpresa, che quando accidentalmente urtavo le persone per strada non mi chiedevano “scusa” oppure vedendomi non si spostavano e non mi davano la priorità.

Inizialmente rimasi sconcertato, non ero abituato.

In Italia quando urto qualcuno, anche se per colpa mia, è l’altra persona a chiedermi scusa.

L’atteggiamento americano da un lato è positivo in quanto indica parità, mentre può essere negativo se indica un eccesso di individualismo.

E’ bello comunque sentirsi uno “qualunque”,  nessuno che si appresta ad aiutarti ad ogni costo, lo fanno solo se lo richiedi ed in maniera cordiale e tranquilla. In modo “easy”!! 

La zone del Greenwich Village, Soho ed in particolare quelle a sud di Manhattan sono meno comode per le carrozzine, in quanto le abitazioni risalgono all’inizio del ‘900 e pertanto negozi e locali hanno all’entrata degli scalini.

Mentre non vi sono particolari problemi nelle costruzioni moderne e centrali essendo in gran parte degli skylines e pertanto molto moderni.

Ho inoltre assistito a dei musical a Broadway, tra cui: The Company e Chorus Line ecc., i teatri sono quasi tutti accessibili, come i musei.

Uno dei miei posti preferiti resta senza dubbio Central Park , dove si può fare ed incontrare di tutto e di più. E’ possibile passeggiare, correre, leggere, scrivere, dipingere ma anche assistere ad innumerevoli spettacoli di ogni genere e tipo: dalle lezioni di salsa e tango, agli artisti di strada, a set cinematografici e fotografici, alle belle famiglie di Harlem, alle coppie innamorate, a manager indaffarati, a vecchietti che passano il tempo. Insomma a Central Park è possibile vedere e conoscere ogni “specie” umana.

E’ un luogo totalmente accessibile, anche se ha alcune zone con dislivelli, pertanto in alcuni punti bisogna armarsi di muscoli,  soprattutto se ci si reca da soli.

E’ sicuramente meglio visitarlo da nord verso sud, si evitano così un po’di salite.

Tutta Manhattan è più comoda da visitare da nord verso sud, essendo lievemente in pendenza.

to be continued…

rotex

     

New York – seconda parteultima modifica: 2007-10-27T13:10:00+00:00da rotex70
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Un pensiero su “New York – seconda parte

  1. Adoro New York, è la mia vita, ma ancora non ci sono mai stata causa finanze inesistenti e mutuo ululante!
    Grazie per il tuo meraviglioso contributo…sono arrivata qui tramite turistipercaso…anche io ho un blog, se vuoi passa qualche volta…
    Un abbraccio!

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